UE, la via democratica unica cura contro la crisi esplosa 10 anni fa

Dieci  anni fa, il 9 agosto del 2007, la francese Bnp Paribas congelava tre fondi di liquidità esposti sulle cartolarizzazioni dei mutui ad alto rischio americani, divenendo di fatto la prima grande banca a riconoscere l’impatto di quelle esposizioni. La crisi finanziaria che iniziava a mostrarsi in quel momento sarebbe poi diventata una crisi bancaria e quindi una crisi del debito sovrano, arrivando a colpire l’economia reale e portando l’Unione europea dritta nella peggior recessione della sua storia. Una catastrofe che avrebbe lasciato segni evidenti sui suoi cittadini, le sue aziende e le economie dei suoi Paesi membri.

“A dieci anni dall’inizio della crisi globale, la ripresa dell’economia europea si è rafforzata ed estesa”, dichiara oggi il commissario europeo Pierre Moscovici (nella foto) commentando la ricorrenza, che cade nel quinto anno consecutivo di espansione economica per la Ue, con la disoccupazione ai minimi dal 2008 e il graduale ritorno degli investimenti. “Dobbiamo usare questo slancio per completare la riforma della nostra Unione politica e monetaria”, mette in guardia il politico francese, ricordando che “abbiamo visto divergenze economiche e sociali sempre più grandi svilupparsi all’interno e tra gli Stati membri. E’ essenziale che il nostro lavoro da qui in avanti contribuisca a una convergenza delle nostre economie reale e prolungata”.

Una posizione alla quale fa eco quella di Valdis Dombrovskis. “Grazie alla risposta politica determinata alla crisi l’economia Ue si sta solidamente riprendendo e l’Unione economica e monetaria è più forte di prima”, osserva il vice presidente della Commissione europea, aggiungendo che “dobbiamo costruire su questo progresso, completando l’unione finanziaria, riformando le nostre economie per favorire la convergenza, l’inclusività e la resilienza, e mantenendo le finanze pubbliche sostenibili”. Nel fare questo conclude, “dobbiamo perseguire un approccio bilanciato dove la riduzione e la condivisione del rischio vadano mano nella mano e l’unità del mercato unico venga preservata”.

Dunque, tutte  dichiarazione ottimistiche. Forse troppo. La crisi del 2007 non puo’ considerarsi superata. E, soprattutto, non si può’ usare lo stesso metro di misura per tutti i Paesi Ue. Alcuni, certamente, vivono  oggi una stagione economicamente positiva. La Germania in primo luogo. Ma questo e’ frutto non solo del buon lavoro svolto da quel Paese, quanto anche, e in buona parte, di regole che hanno favorito Berlino ed ad altre capitali, penalizzando altre e che – ecco il punto  dolente – sono state messe in campo aggirando i Trattati europei. Parliamo naturalmente del Fiscal Compact, ma non solo di questa norma. Ora Moscovici e altri auspicano nuove leggi che armonizzino ancora di più’ le economie degli Stati Ue. Buon proposito. Si tratta di capire come lo si vuole ottenere. Azzerando le norme illegittime e poi aggiornando i Trattati Ue rispettando le norme europee, ovvero ristabilendo la democrazia? Allora siamo tutti d’accordo. Oppure si intende confermare i provvedimenti illegittimi esistenti e continuare a imporre regolamenti e trattati internazionali che cambiano illegittimamente i Trattati Ue, evitando di far pronunciare i parlamenti nazionali e/o i cittadini? Se e ‘ cosi’, e noi temiamo che lo sia, proprio non ci siamo.

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