L’UE torna a bacchettare l’Italia: ‘La manovra non va. Rischio sanzioni’

Siamo punto e a capo. Bruxelles chiede all’Italia di correggere la manovra per un ammontare di 3,5 miliardi, altrimenti, è l’avviso, Roma rischia una procedura di infrazione a maggio. In sostanza il premier Gentiloni e il ministro Padoan si trovano davanti a uno scomodo bivio. Anche agli occhi dei loro elettori. Continueranno a recitare la parte degli ultraeuropeisti ciechi anche di fronte all’evidenza, oppure di respingere il richiamo e di difendere i conti del loro governo? Certo, se scegliessero questa seconda strada, rischierebbero di assumere i panni dei populisti. Difficile dopo la propaganda fatta per mesi e mesi verso chi, in maniera costruttiva, denuncia i grissi limiti di questa Europa. Dunque, quale atteggiamento risulterebbe meno costo per l’immagine del governo?

La domanda, probabilmente, è destinata a restare senza risposta. Chi parla, invece, è il commissario Ue agli affari economici Moscovivici, che dice: <il piano italiano di bilancio per il 2018 è a rischio non rispetto delle regole del Patto di Stabilità e Crescita (che peraltro è illegittimo, perché cambia i Trattati Ue quando non potrebbe farlo n.d.r), ci sono degli scarti e questi scarti devono essere colmati. La situazione dell’Italia – ha aggiunto – è tale che il suo saldo strutturale per il 2018 migliorerebbe dello 0,1% del Pil, quando è richiesto uno sforzo dello 0,3%>.  Calcolatrice alla mano lo scarto è  dello 0,2% di Pil, che tradotto significano 3,5 miliardi. Ma il problema non sono solo i conti del prossimo anno. La Commissione, anche tenendo conto della flessibilità per terremoto e migranti, registra una <deviazione significativa> per il 2017, che avrebbe un effetto a cascata sulle decisioni assunte negli ultimi anni per concedere sconti e evitare di aprire procedure per deficit eccessivo. Il governo, fanno sapere fonti del Mef, è fiducioso che attraverso il dialogo costruttivo con la Commissione potranno essere chiariti i diversi punti di vista, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori interventi.

La Commissione europea – affermano ancora fonti del ministero dell’Economia – apprezza i risultati del processo di consolidamento dei conti pubblici messo in atto dal governo negli ultimi anni e per il 2018 riconosce la misura dello 0,3% per l’aggiustamento strutturale del rilancio. In realtà Dombrovskis e Moscovici chiedono al governo di spiegare alcuni aspetti delle misure di bilancio adottate per il 2017 e per il 2018. Nella lettera a Padoan, Moscovici e Dombrovskis hanno chiesto <chiarimenti> sul deterioramento dei conti nel 2017, riconoscendo che ci sono ancora alcune incertezze come sulle entrate dallo split payment. Ma hanno soprattutto messo nero su bianco le condizioni per non avviare procedure contro l’Italia in primavera, quando tornerà a valutare i conti sulla base dei dati consolidati del 2017. <L’adozione del bilancio 2018 senza annacquamenti delle sue disposizione chiave sarà cruciale, così come la sua successiva stretta messa in opera per realizzare uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% di Pil>, si legge nella lettera di Moscovici e Dombrovskis. La prima risposta di Padoan rischia di deludere la Commissione. Secondo fonti del Mef, il governo èfiducioso che attraverso il dialogo costruttivo con la Commissione potranno essere chiariti i diversi punti di vista, senza la necessità di ricorrere ad ulteriori interventi.

Dentro la Commissione il clima è cambiatoi. <Il debito pubblico dell’Italia rimane una vulnerabilità chiave>, si legge nella missiva di Domrbovskis e Moscovici: <Complessivamente le sfide per la sostenibilità dell’Italia rimangono alte nel medio periodo> e <date le dimensioni dell’economia italiana, il debito è una fonte di preoccupazione comune per l’area euro nel suo insieme>. In sostanza, Bruxelles afferma che malgrado le molte concessioni fatte in questi anni (flessibilità per la stagnazione nel 2015, per investimenti e riforme nel 2016, per migranti e terremoto nel 2017, i vari governi che si sono succeduti non hanno mantenuto gli impegni su deficit e debito). Non si tratta di uno <zero virgola>: cumulativamente, tra sconti e flessibilità, le deviazioni rispetto agli obiettivi previsti dal Patto di Stabilita’ ammontano a circa 2 punti di Pil. L’ultimo esempio risale all’estate. La Commissione aveva deciso di introdurre una novità nel Patto di Stabilità per favorire l’Italia: usare il suo margine discrezionale per tenere conto di bassa crescita e disoccupazione e ridurre lo sforzo strutturale dallo 0,6% prescritto dal Patto allo 0,3% concordato con Padoan. Ma il progetto di bilancio presentato in Parlamento dal governo porta a un miglioramento del saldo netto strutturale di appena lo 0,1%, secondo le stime di autunno della Commissione. Si tratta di un <aggiustamento inadeguato>, spiega una fonte europea. Se il governo deciderà di non intervenire, a maggio si aprono due scenari: una procedura per deficit eccessivo a causa della violazione del criterio del debito che imporrebbe un aggiustamento strutturale più forte pena sanzioni, oppure una procedura per deviazione significativa che porterebbe a una raccomandazione per correggere i conti.

 

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