Sorpresa: la vera mina per l’Europa e’ la crisi del sistema bancario della ‘virtuosa’ Germania

‘Quei rischi eccessivi delle banche tedesche’. Si intitola così, oggi sulla prima pagina del Sole 24 Ore, l’editoriale firmato da Marco Onado. Onore dunque al quotidiano di Confindustria che – approfondendo la questione anche con un’intera pagina all’interno – affronta un tema di vitale importanza non solo per la Repubblica Federale Tedesca, che il 24 settembre andra’ al voto, ma per tutta l’Unione europea. Infatti, potra’ sembrare strano, e qualcuno lo trovera’ finanche incredibile, ma la Germania – la virtuosa, disciplinata, integerrima Germania – rappresenta un rischio per l’Unione pari, se non piu’ grande di altri Paesi UE considerati fragili. Come l’Italia, ad esempio. La differenza e’ una sola. Ovvero che sui problemi dell’Italia – primo fra tutti, un debito pubblico davvero esorbitante – si discute continuamente, si leggono senza interruzioni resoconti drammatici, si assiste severi richiami delle massime autorità’ di Bruxelles e di Berlino. Mentre, al contrario, della disastrosa condizione del settore bancario tedesco, raramente si sente parlare. Pochi sanno che, l’Unione bancaria europea – ovvero il pacchetto di norme e di regolamentazione finanziaria approvato dall’UE in risposta alla grande crisi che aveva attraversato il settore dopo il 2008 – ha il mandato di punire sistemi di business relativamente sani (tra cui quello italiano, che tuttavia ha i suoi problemi legati all’impatto di una crisi economica ormai senza fine che ha messo in ginocchio famiglie e aziende, ormai incapaci di rimborsare i debiti contratti con gli istituti finanziari), mentre e’ molto meno rigido verso quei sistemi Nord europei che, con i loro bilanci inzeppati di derivati, strumenti finanziari complessi e dal dubbio valore contabile e prestiti allegri a settori in grave difficoltà come quello dei trasporti commerciali marittimi, rappresentano un rischio molto più grande alla stabilità del sistema finanziario europeo.
Scrive Onado: ‘…Il problema e’ che il sistema bancario tedesco nel suo insieme sta distruggendo patrimonio, perche’ il suo Roe (indice di redditivita’ del capitale proprio, ndr) e’ largamente inferiore al suo costo del capitale; e’ vero che si tratta di una situazione comune ad altri sistemi, ma fra i paesi grandi la Germania e’ quello con il divario piu’ ampio che non puo’ essere colmato solo da miglioramenti ciclici o da iniziative singole. Occorrerebbero iniziative ben più’ incisive e anche Bruxelles deve finalmente prendere posizione e decidere quali riforme strutturali sono necessarie per riportare il sistema bancario nella condizione di ricreare ricchezza per i suoi azionisti e sviluppo per il sistema produttivo.’
Ma Bruxelles, per ora, tace. Resta immobile di fronte ai gravi problemi, non solo della DeutscheBank, ma anche di Landesbank e Sparkasse – composto da migliaia di istituti di piccolo-medio taglio di proprietà pubblica che rappresentano la fondamentale rete di credito che sorregge l’industria e l’economia del gigante tedesco – della Bayerische Landesbank e della HSH Nordbank, istituti di medio taglio abbastanza sconosciuti, se non agli addetti ai lavori. Ecco, questo sistema di banche composto da più di 1.500 agenzie, per qualche strano scherzo del destino, è stato lasciato fuori dal primo pilastro dell’Unione Bancaria, cioè il meccanismo di vigilanza unico che, per molte banche dell’UE, dalla fine del 2014 non è più in capo all’autorità nazionale preposta ma all’autorità europea, cioè la BCE (più precisamente il Meccanismo Unico di Supervisione. Pertanto, più di 1.500 istituti tedeschi di proprietà pubblica che rappresentano, in termini di attivo di bilancio, più del 40% dell’intero sistema bancario tedesco, sono esclusi dalla vigilanza unica europea e continuano ad essere “sorvegliati” dalla Bundesbank, la Banca centrale tedesca, attraverso la Bafin, l’ufficio preposto a questo compito. Le conseguenze? Che la Germania può gestirsi come le pare e piace e nella maniera più’ comoda per il suo sistema economico-finanziario qualsiasi problema che dovesse presentarsi, riducendo secondo necessità la pressione sui suoi istituti di credito. Cosa aspetta il resto dell’Europa a denunciare con fermezza questo stato di cose. Cosa aspettano i paesi continuamente sotto esame, come l’Italia, a porre questa questione in maniera drammatica. Questo non significa che il nostro paese debba venire meno ai suoi impegni di risanamento, ci mancherebbe, significa pero’ che la nostra politica ha il dovere di chiamare la Germania ad assumersi in pieno le sue responsabilità’. Senza alcun complesso di inferiorità. Per che il caso delle banche dimostra che l’economia tedesca non e’ affatto solida come sembra, che il suo sistema di credito e’ molto più’ fragile di quello italiano, che anche sotto il profilo dell’etica industriale e civica – vedi il dieselgate della Volkswagen o lo scandalo corruzione alla Siemens, o l’alto livello di evasione fiscale tra i cittadini – Berlino non e’ messa molto meglio di Roma. E’ importante che l’opinione pubblica europea sia messa al corrente di questo. Piu’ questa consapevolezza sara’ diffusa, piu’ i nostri rappresentati politici saranno costretti a non ignorarla e a farla pesare nelle riunioni che contano a Bruxelles. EURECA, Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie, lavora anche per questo.

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