Sofferenze bancarie, scontro tra Europarlamento e B. Tajani: ‘Serve un chiarimento’

Tra Bce e Europarlamento, ormai, e’ braccio di ferro sempre più’ esplicito. ”’Rimango profondamente preoccupato per il fatto che nuovi obblighi, in conflitto con le disposizioni legislative, possano essere imposti” agli istituti di credito “senza il necessario coinvolgimento del legislatore nel processo decisionale”. Queste le parole con cui il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, ha replicato alla lettera sugli Npl ricevuta dal presidente della Bce Mario Draghi. “Il Parlamento Europeo – ha aggiunto Tajani – e’ pronto a esaminare qualsiasi proposta legislativa della Commissione sugli Npl”.
Il Presidente dell’Europarlamento ha poi affermato di essere ”grato al presidente Draghi per la sua risposta che ho trasmesso agli organi competenti del Parlamento Europeo. Come presidente e’ mio dovere assicurare che le prerogative dei rappresentanti eletti da 500 milioni di cittadini siano adeguatamente salvaguardate. Spero che l’audizione del presidente del Consiglio di Vigilanza – conclude Tajani – dinanzi alla Commissione Affari Economici del Parlamento Europeo del prossimo 9 novembre sia l’occasione per avere necessari chiarimenti su questa questione”.
Ma la Banca centrale europea, a sua volta, difende il piano per lo smaltimento delle sofferenze bancarie. “La bozza dell’addendum non introduce obblighi addizionali per le banche e pertanto non va oltre l’attuale quadro regolatorio”, ha detto Danielle Nouy (nella foto) responsabile della vigilanza bancaria della Bce, nella lettera di risposta alla prima lettera critica di Tajani. Il piano rientra nel mandato del supervisore europeo e nei poteri della Bce, ha rimarcato Nouy, nella missiva pubblicata sul sito dell’Eurotower, “e infatti e’ un obbligo per la Bce, il linea con il suo mandato di supervisione, affrontare le vulnerabilita’ chiave del sistema bancario europeo”.

Ma dove nasce questa polemica? Nell’Unione Europea, negli ultimi giorni, sono emerse due situazioni che è bene i cittadini conoscano. La prima chiama in causa la Bce. La Banca centrale europea guidata dal nostro Mario Draghi ha fornito indicazioni sulla gestione dei futuri crediti deteriorati della banche. Indicazioni – è bene tenerlo presente – che sono il frutto di proposte precise avanzate dal settore vigilanza del Ssm sui principali istituti di credito europei guidato dalla francese Daniele Nouy. L’iniziativa ha almeno tre vistosi difetti: è fortemente restrittiva e pertanto rappresenta una vera e propria minaccia per i paesi che faticosamente stanno uscendo da una crisi lunga e pesante. Avvantaggia vistosamente alcuni paesi membri a discapito di altri. E, come se non bastasse, è stata presa senza prima consultare le istituzioni. Insomma, l’ennesima, grave violazione delle regole democratiche. Un altro regalo ai cosiddetti populisti da parte chi li demonizza ma poi, nella realtà, continua e regalargli occasioni per aumentare i loro consensi. Meno male che il caso non è sfuggito al presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, che ha subito preso carta e penna e in una lettera a Draghi ha chiesto il rispetto delle prerogative dell’Assemblea di Bruxelles. Anche il governo italiano, col ministro Padoan, ha espresso perplessità sulla linea adottata da Nouy.

Veniamo alla seconda questione. Wolfang Schauble, il ministro delle finanze tedesco uscente che tra pochi giorni lascerà l’incarico per andare a presiedere il Bundestag, prima del commiato ha voluto consolidare la sua fama di falco di ferro. <La responsabilità di bilancio e il controllo sui bilanci – ha detto nella sua ultima partecipazione a una riunione dell’Eurogruppo – stanno insieme>. Tradotto, significa che il primo strumento di governo dell’area euro è la creazione del rischio finanziario estremo per chi non è in linea. Ovvero – per essere ancora più chiari – la Germania desidera che si crei un meccanismo di ristrutturazione dei debiti dotato di prevedibilità. Questo affinchè si garantisca una corretta condivisione degli oneri tra il fondo di salvataggio dell’area euro (Esm) e i creditori privati>. In sostanza Berlino vuole che sui titoli di stato si applichino meccanismi simili a quelli che riguardano già le banche in dissesto. Questo meccanismo – qualora entrasse in vigore – avrebbe come conseguenza il fatto che quando c’è un intervento di salvataggio, gli investitori in titoli di stato devono subire perdite in modo da ridurre l’ammontare del prestito di emergenza del fondo salvataggi europeo. In buona sostanza, la Repubblica Federale, nel caso si verifichino futuri salvataggi come quelli greco, spagnolo, irlandese ecc,  per ridurre la sua esposizione intende far pagare almeno una parte del conto agli incolpevoli investitori in titoli di stato. La logica è sempre la stessa: ai paesi dell’area euro si chiede di condividere la stessa moneta, di cedere porzioni di sovranità, di rispettare determinati parametri economico-finanziari ma per quanto riguarda eventuali problemi, ciascuno  se li sbrighi per conto proprio. Anzi, si aspetti da Bruxelles ulteriori difficoltà.

Qualcuno crede ancora alla favola dell’Europa che sta cambiando rotta? L’Europa, se vuole sopravvivere, si svegli. E l’Italia, se non vuole aggravare la sua situazione, perda un po’ meno tempo a discutere di legge elettorale e di ius soli e si applichi alle problematiche europee. E lì che si decide gran parte del nostro destino. Spostare una virgola avanti o indietro, significa spesso determinare il successo, o l’insuccesso, dei nostri sforzi in campo economico, lavorativo e sociale.

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