Caso EMA, Tajani vuole vederci chiaro: ‘Junker consegni i documenti secretati’

Il caso della sede EMA, l’agenzia europea del farmaco che attrarverso il sorteggio è stata assegnata all’Olanda (e non all’Italia), ma che questa non sembra essere nelle condizioni di ospitare nei tempi e nei modi in cui si era impegnata a fare, diventa una vicenda sempre più scottante. Tanto che il Presidente del Parlamento europeo vuole vederci chiaro. Antonio Tajani scrive una lettera di accusa al presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean Claude Junker, e apre di fatto un duro scontro istituzionale. Tajani contesta a Junker di non aver assolto nei migliore dei modi al suo dovere di controllare, verificare, valutare i requisiti della richiesta olandese. E gli chiede di consegnare al Parlamento europeo tutti i dettagli dell’offerta di Amsterdam per ospitare l’agenzia e le relative valutazioni espresse dalla Commissione. La richiesta riguarda esplicitamente anche le parti confidenziali. I sospetti sono concentrati sulla discussa procedura di selezione delle 19 città che avevano avanzato la loro candidatura prima che si arrivasse all’esito finale. E’ cosa nota ormai che in quella occasione – su esplicita richiesta da parte del governo olandese – Junker accettò di secretare parte della documentazione consegnata dall’Olanda. In questo modo – secondo i critici dell’operazione – sarebbe stata occultata la difficoltà della città scandinava di rispettare i tempi previsti  – fine marzo 2019 – per garantire il trasferimento dell’EMA dal Regno Unito. Oltre a cio’, la Commissione Junker viene accusata di non aver controllato la veridicità delle proposte delle città in gara, favorendo di conseguenza quelle con i requisiti peggiori.

Nella sua lettera, Tajani precisa di attendere da parte della Commissione <una informazione completa e accurata della selezione del luogo proposto> perchè <è necessaria per consentire al Parlamento di deliberare sull’argomento>. Infatti, il voto dell’Assemblea di Strasburgo è previsto nella prossima sessione di marzo.

L’iniziativa del Presidente dell’Europarlamento si presta a due importanti considerazioni. La prima riguarda proprio il modo – da vero rappresentante di un’istituzione che deve essere democratica – con il quale Tajani sta interpretando la sua carica di presidente dell’Europarlamento. Primo compito di un’Assemblea popolare, lo ricordiamo, è quello di controllare l’operato del governo. In questo caso, la Commissione. E il fatto che Tajani, in Europa, appartenga alla stessa famiglia di Junker, il PPE, non gli impedisce assolutamente di fare il suo dovere. La seconda considerazione riguarda il problema, ogni giorno più evidente, della mancanza di democrazia e di trasparenza nella nuova Europa. Diciamo nuova riferendoci espressamente all’Unione Europea, perchè la Cee era invece realmente democratica e rispettosa dei singoli stati membri. Il caso EMA – dove si assegna la sede di un’agenzia così importante secretando i documenti di una delle città in gara – somiglia molto ad altri casi, in altri contesti e laddove Trattati Europei approvati da tutti i parlamenti nazionali e dai cittadini sono stati stravolti da norme sottoscritte dai soli capi di governo. 

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