Il politologo tedesco Claus Offe ammette: ‘Questo euro è divisivo e penalizza il Sud Europa’

di Angelo Polimeno Bottai

<L’Unione monetaria è divisiva: alcuni paesi vincono, altri perdono e il divario si allarga>. A pronunciare queste parole non è un nemico della Germania, ma il tedesco Claus Offe. Non è un politicante populista incolto, perché Offe è uno degli intellettuali più importanti della Repubblica Federale, già professore all’Università Humboldt di Berlino e oggi docente di sociologia politica all’Università Hertie School of Governance della capitale tedesca. E inoltre la sua intervista del 6 luglio non appare su un piccolo quotidiano rivoluzionario ma sul Corriere della Sera e non è è firmata da un giornalista rampante a caccia di scoop, ma da Maurizio Ferrera, professore ordinario di Scienza Politica alla facoltà di ScienzePolitiche, Economiche e Sociali dell’Università di Milano.

<L’euro – spiega Offe – lega le mani del Paesi del Sud, che sono costretti ad adattarsi alle sfide della competitività attraverso svalutazioni ‘interne’, ossia comprimendo i salari e le spese sociali. Ma ciò rischia di essere dannoso per la crescita, l’occupazione e la riduzione del debito pubblico attraverso il cosiddetto dividendo fiscale>. L’intellettuale tedesco sottolinea che la conseguenza di questo stato di cose è che <le condizioni di vita delle famiglie sono marcatamente peggiorate, dando origine a un malcontento e a una protesta sempre più rabbiosa, anche se spesso mal indirizzata>. Questo, perché, continua a spiegare Offe, <i paesi perdenti non possono più stabilire un loro specifico obiettivo di inflazione, ora fissato dalla Bce. Allo stesso tempo, i bassissimi tassi di interesse, anch’essi determinati dalla Bce, avvantaggiano i Paesi vincitori rendendo meno costoso il loro debito pubblico>.

Un esempio? Dal 2007 ad oggi – dice il professore della Hertie School –  la Germania <ha risparmiato 294 miliardi di euro di interessi sul debito, una cifra che vale quanto un intero anno di spese federale>. Non è tutto. I paesi vincitori godono di un altro vantaggio. Il cambio fisso dell’euro <funziona come sussidio alle loro esportazioni>. Dunque, osserva Offe, <non stupisce che la Germania non mostri alcuna inclinazione a condividere i frutti che le regole dell’euro hanno generato per la propria economia con quei Paesi che invece da queste stesse regole sono stati indirettamente penalizzati>.

Con apprezzabile onestà intellettuale, Offe afferma dunque che <durante la crisi la Germania ha largamente abdicato alle proprie responsabilità in Europa e per l’Europa. Ha cercato di imporre il proprio modello economico e sociale, in base a quella che definirei la teoria dei vasi di fiori. Le regole che hanno funzionato così bene a casa nostra – così la predica tedesca – sarebbero vantaggiose anche per voi se solo foste in grado di rispettarle, come peraltro vi chiede la Ue>. Tesi sbagliata, conclude l’autorevole intellettuale tedesco, <perché ignora o nega l’interdipendenza sistemica: la Germania è la Germania perché ha potuto trarre vantaggi, senza condividerli, dal sistema Ue e dalle interdipendenze fra Paesi. L’opposto dei vasi separati>.

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