voto GERMANIA

Merkel rivaluta i populisti: ‘Talvolta indicano problemi che occorre risolvere’

<Ci sono problemi evidenziati dalla politica populista. E laddove si presentano problemi, questi vanno risolti>.  Qualcuno, in Italia, stenterà a crederci ma queste sono parole pronunciate da Angela Merkel.  La cancelliera tedesca, uscita vincitrice ma fortemente ridimensionata dalle urne in Germania, non ha paura a riconoscere che, tra le critiche avanzate dalle forze cosiddette populiste, ce ne sono alcune assolutamente fondate e che, se la Cdu vuole tornare ai livelli di qualche mese fa, deve risolverli.  Merkel dice anche con chiarezza quali sono i settori di intervento: <Si tratta – dice – di integrazione, immigrazione illegale, assistenza medica nei territori rurali>.

Il tempo, dunque, è galantuomo. Lo è nel senso che, se è vero che alcune forze antieuro hanno proposto negli anni soluzioni impraticabili, o addirittura avventurose –  ad esempio l’abbandono della moneta unica senza un piano economico credibile alternativo – è anche vero che in alcuni casi, invece, questi partiti hanno avuto il merito di dare voce in parlamento a un’insofferenza reale della popolazione, che – ad esempio in tema di immigrazione – si sente minacciata nella sua sicurezza, penalizzata sul lavoro, discriminata nelle politiche sociali. Ma in Italia c’è una Merkel? C’è un leader degno di questo nome che invece di affidarsi a una facile propaganda antipopulista si ponga il problema di salvaguardare la democrazia e dunque di dare ascolto al grido di allarme, sempre più forte, che parte dai cittadini? Al momento, purtroppo non ne vediamo. Assistiamo invece a un infantile  rincorsa a commentare, ciascuno secondo i propri comodi, i risultati che arrivano dalle elezioni degli altri paesi Ue. In Francia vince Macron? Ecco che politici e mass media italiani gridano alla rinascita dell’Europa e alla fine dei populismi. Poche settimane dopo in Germania le forze di governo si indeboliscono e l’estrema destra anti mediterranea entra in Parlamento come terza forza? Ecco che sale invece il grido di gioia di chi annuncia la fine dell’Unione Europea. Chiacchere in libertà. Commenti inutili e che sembrano avere la sola funzione di nascondere la totale assenza italiana sulle vere problematiche dell’Ue, sul suo ruolo, su come contribuire concretamente a cambiare l’Ue in senso democratico. La verità è che nessuno, al momento, sa dove andrà l’Europa nei prossimi anni. Se, finalmente uscirà dall’impasse o se, al contrario, vedrà aggravarsi la sua crisi. A nostro avviso, nel frattempo, invece di limitarsi al ruolo di tifoso ora di una parte, ora dell’altra, l’Italia deve impegnarsi per contribuire a rendere l’Europa più democratica, passaggio inevitabile per farla sopravvivere. Un esempio concreto. Entro quest’anno i parlamenti dei paesi Ue dovrebbero votare sull’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei. L’aria che tira, e le tante conseguenze negative provocate da questa legge che ha fatto aumentare la disoccupazione, chiudere molte imprese, tagliare le pensioni, dice che difficilmente l’esito potrebbe essere positivo. Per questa ragione – così si sussurra in maniera sempre più insistente a Bruxelles – l’Ue, ancora una volta, potrebbe essere tentata dall’inserire il FC nel diritto europeo senza chiedere il via libera di nessuno parlamento nazionale, e ricorrendo per esempio a un semplice regolamento. <Aum, aum>, si direbbe a Napoli. Ma questa, appunto, non è democrazia. Ma su queste basi come è immaginabile aprire una discussione per rafforzare l’integrazione, prevedere nuove cessioni di sovranità da parte degli Stati membri, dotarsi di un ministro delle finanze comuni? Impossibile. L’Italia, dunque, se davvero ci tiene all’Europa, denunci la procedura con la quale, da anni e anni, i Trattati europei, ovvero la Costituzione dell’Ue, vengono cambiati con leggi di rango inferiore o addirittura estranee al diritto europeo.  Così sì che il nostro Paese acquisirebbe un ruolo significato. Noi di EURECA, nel nostro piccolo, siamo pronti a fare la nostra parte. La nostra class action popolare contro il Fiscal Compact è sulla rampa di lancio. Qualunque cittadino voglia aderire può scriverci a info@assoeureca.eu.

 

 

Representatives of Canada and the EU shake hands

Il CETA entra in vigore: luci e ombre dell’intesa UE-Canada

Da oggi, 21 settembre, sia pure a titolo provvisorio, entra in  vigore l’accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Secondo Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, <l’accordo rispecchia perfettamente la nostra idea di politica commerciale: uno strumento atto a stimolare la crescita che apporta benefici alle imprese e ai cittadini europei, ma in grado anche di trasmettere i nostri valori, di gestire correttamente la globalizzazione e di plasmare le regole del commercio globale. L’approfondito controllo parlamentare cui l’accordo è stato sottoposto testimonia il crescente interesse dei cittadini nei confronti della politica commerciale. Gli intensi scambi che hanno caratterizzato l’intero iter dell’accordo attestano la natura democratica del processo decisionale europeo. Auspico che gli Stati membri conducano una discussione approfondita nel contesto dei processi di ratifica dell’accordo in corso a livello nazionale. Per le nostre imprese e per i nostri cittadini è  giunto il momento di cogliere tale opportunità ; ognuno deve poter constatare che la nostra politica commerciale e’ in grado di apportare vantaggi concreti per tutti>.

Dice Cecilia Malmstrom, commissaria responsabile per il Commercio: <Per i nostri esportatori la situazione sta per cambiare. L’entrata in vigore a titolo provvisorio dell’accordo consente alle imprese e ai cittadini dell’Ue di iniziare da subito a cogliere i vantaggi che offre. Per l’economia globale si tratta di un segnale positivo in grado di favorire la crescita economica e l’occupazione. Il Ceta è un accordo moderno e innovativo che sottolinea il nostro impegno a favore di un commercio libero ed equo fondato su valori e contribuisce a plasmare la globalizzazione e le regole che disciplinano il commercio globale. Il Ceta sottolinea inoltre il nostro fermo impegno a favore dello sviluppo sostenibile e tutela la capacità dei nostri governi di legiferare nell’interesse pubblico. In più l’accordo rafforza considerevolmente le nostre relazioni con il Canada, un partner e alleato strategico con cui condividiamo profondi legami storici e culturali>.  L’applicazione a titolo provvisorio del Ceta a partire da oggi segue all’approvazione dell’accordo da parte degli Stati membri dell’Ue, espressa in seno al Consiglio, e da parte del Parlamento europeo. L’accordo entrerà però in vigore pienamente e in via definitiva solo quando tutti gli Stati membri dell’Ue lo avranno ratificato. La Commissione, si legge in una nota, collaborerà con gli Stati membri dell’Ue e con il Canada per garantire un’attuazione agevole ed efficace dell’accordo.

Vediamo quali sono i principali contenuti dell’intesa. L’accordo, secondo la Commissione europea e gli altri sostenitori, consentirà alle imprese dell’Ue di risparmiare 590 milioni di euro l’anno, attualmente pagati per dazi doganali su merci esportate in Canada. Eliminerà i dazi su 98% dei prodotti (linee tariffarie) commercializzati dall’Ue con il Canada. L’accordo fornisce inoltre alle imprese dell’Ue la migliore opportunità  mai offerta a societa’ non canadesi di partecipare alle gare d’appalto del paese, non solo a livello federale ma anche a livello provinciale e municipale. L’accordo apporterà vantaggi in particolare alle piccole imprese, che meno di tutte possono farsi carico dei costi della burocrazia connessi all’esportazione in Canada. Le piccole imprese risparmieranno tempo e denaro, ad esempio evitando la duplicazione delle prove sui prodotti, lunghe procedure doganali e costose spese legali. I nemici dell’accordo, in Italia, avanzano quattro contestazioni.

1)I  marchi tipici europei vengono sì tutelati, ma come controparte dal Canada inizieranno ad arrivare prodotti simil-equivalenti a costi molto inferiori che non rispettano gli standard produttivi di qualità previsti dalle leggi UE. Inoltre, sul mercato verranno immessi prodotti a prezzi molto bassi che arrecheranno un danno alle piccole e medie imprese, che sono il centro di moltissime economie europee, in primis dell’Italia.

2) Riguardo l’aspetto finanziario, si rischia una seria compromissione della capacità dei governi di controllare le banche ed i mercati finanziari. Il potere bancario, forte di una presenza multinazionale, diventerà così rilevante tale da poter citare in giudizio i singoli stati.

3) L’istituzione del “dispute settlemetnt”. Si tratta di un sistema di “arbitrato”, una sorta di “tribunale privato” (con caratteristiche molto simili a quello presente nel World Trade Organization), che consente ad aziende di appellarsi contro gli stati in caso di una presunta o mancata applicazione del trattato o di una violazione di esso. Perché se è vero che il CETA all’interno delle sue premesse riconosce agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità, dall’altro lato le multinazionali interessate possono appellarsi per far valere il proprio diritto a commerciare il proprio prodotto o servizio appigliandosi a questo o quel cavillo per contrastare la legge nazionale e tutelare i propri profitti.

4) Ci saranno problemi di impatto ambientale: come segnala il The Guardian, un esempio può essere quello dell’importazione delle cosiddette “tar Sands” , ovvero delle sabbie bituminose che sono composte da petrolio, acqua e argilla. Citando il quotidiano britannico “si tratta di uno dei combustibili fossili più pericoloso per l’ambiente, la cui maggior parte delle estrazioni avvengono nella regione di Alberta, in Canada. In Europa ci sono pochissime estrazioni di questo materiale, ma le cose stanno cambiando. Quando l’Europa ha chiesto regole restrittive sull’importazione delle sabbie sul suo territorio, il Canada voleva utilizzare ciò per bloccare immediatamente i negoziati sul trattato”. Con l’approvazione del CETA anche in Europa potrebbe aumentare la disastrosa estrazione delle tar sands, con conseguenze gravissime riguardo il Cambiamento Climatico e l’innalzamento delle temperature mondiali, senza considerare i danni alle colture e alla salute dei prodotti agroalimentari dovuti all’introduzione di pesticidi e sostanze che attualmente non sono ammessi in territorio UE.

MAIN-THERESA-MAY

Brexit, Londra pronta a offrire un risarcimento di 20 miliardi

Clima meno teso a Londra. Da una parte si placa lo scontro tra la premier Theresa May e il ministro degli Esteri, Johnson, contrario ad ogni ammorbidimento della linea della trattativa sulla Brexit. E dall’altra, la stessa premier del Regno Unito, nel discorso che terrà venerdi’ 22 settembre a Firenze, la premier potrebbe offrire 20 miliardi per coprire il buco nel bilancio dell’Unione Europea che si
aprirà dopo l’uscita del suo Paese dall’Unione Europea.

European Commission president Jean-Claud

Junker disegna una UE tutta nuova. Ma dimentica la democrazia

Chi ha assistito all’intervento di Jean Claude Junker davanti all’Europarlamento, potrebbe avere avuto la sensazioni di un momento magico per l’Unione Europea. Come se d’incanto tutti i gravissimi problemi – primo fra tutti il rispetto dei più elementari principi democratici – fossero già stati superati.

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EURECA unisce i partiti: no Fiscal Compact nei Trattati UE

Il Fiscal Compact, oltre a imporre la parità di bilancio, e dunque a segnare la fine della politica, è illegittimo e dunque deve restare fuori dai Trattati europei. Questo l'appello che EURECA, Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie, lancia a tutte le forze politiche italiane invitandole a partecipare a un grande convegno-dibattito martedì 1 agosto, ore 16, nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati.
Un invito raccolto da tutti i maggiori partiti - Pd, M5S, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia-AN, Mdp-Articolo 1, Sinistra Italiana, Direzione Italia, Civici e Innovatori - che, senza distinzioni tra destra, sinistra e centro, per la prima volta si riuniscono insieme per affrontare un tema di grande interesse nazionale. All'incontro parteciperà anche la CGIL con il dott. Riccardo Sanna. Nell'occasione, EURECA inviterà tutti i presenti a firmare la sua petizione popolare contro l'inserimento del FC nei Trattati UE. Moderato da Donatella Visconti, vicepresidente di EURECA, l'incontro verrà aperto da un video-messaggio dell'economista americano James K. Galbraith, membro del Comitato scientifico di EURECA. E proseguirà con le relazioni di Angelo Polimeno, presidente di Eureca, Giulio Terzi, presidente del Comitato scientifico di EURECA, dell'economista Marcello Minenna e dell'avv. Federico Tedeschini. Quest'ultimo, responsabile legale di EURECA, illustrerà i proivvedimenti che EURECA intende assumere per contrastare le norme illegittime dell'UE. Per assistere all'incontro è indispensabile accreditarsi all'indirizzo info@assoeureca.eu.

 

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Renzi e Grillo come EURECA: no al Fiscal Compact

Il tempo, dice il proverbio, e’ galantuomo. Nel giro di pochi giorni, prima Beppe Grillo e oggi anche Matteo Renzi, i leader dei due maggiori partiti italiani, si accorgono della fondatezza della denuncia di EURECA e annunciano guerra totale contro il Fiscal Compact. Grillo intende ora ricorrere alla Corte di Giustizia europea, mentre il segretario del Pd annuncia che il suo partito, in autunno, votera’ contro l’inserimento di questa norma capestro nei Trattati Europei. Si, norma capestro, ma non solo. Il Fiscal Compact non e’ soltanto causa di chiusura di imprese, disoccupazione, lavoro precario, taglio delle pensioni e dello stato sociale. E’ innanzitutto una norma illegittima, perche’ cambia i Trattati europei, che hanno valore costituzionale. e possono essere cambiati solo da nuovi Trattati europei. Il primo a denunciare questa violazione gravissima, dai danni economici e sociali incalcolabili, e’ stato il prof. Giuseppe Guarino, insigne giurista, gia’ ministro, collaboratore strettissimo di Guido Carli, titolare per anni di uno studio di diritto amministrativo ed europeo. Guarino e’ rimasto inascoltato. Volutamente, pensiamo noi. Finche’ il giornalista Angelo Polimeno ha preso l’iniziativa di scrivere NON CHIAMATELO EURO (Mondadori), un libro che, con linguaggio accessibile a tutti ha illustrato le denuncia di Guarino, ha ricostruito il contesto storico in cui tali violazioni sono avvenute e ha raccolto preziosi documenti e testimonianze. Polimeno ha presentato il libro in 28 localita’ italiane e a Bruxelles. Quasi sempre si è’ avvalso anche di relatori politici di diversi partiti. Nessuno ha mai contestato il contenuto del libro. Ma mai nessuno, finora, ha preso iniziative. Per questa ragione, nell’aprile scorso lo stesso Angelo Polimeno, insieme ad altri 5 soci fondatori, tra cui Federico Tedeschini, titolare di uno dei più’ importanti studi di diritto amministrativo, ha dato vita ad EURECA, Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie, associazione apolitica e senza fini di lucro che si batte per la legalita’ in Europa. Ad EURECA si avvale della consulenza scientifica dell’amb. Giulio Terzi, gia’ ministro degli Affari Esteri, del prof. James Galbraith, del prof. Giulio Sapelli, del prof. Giuseppe Guarino dell’imprenditore Ernesto Preatoni. Prima iniziativa di Eureca, l’avvio di una petizione popolare per chiedere a tutte le forze politiche di non inserire il Fiscal Compact nei Trattati Ue.
Ma torniamo a Renzi. ‘L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 – afferma oggi il leader Pd nel suo libro ‘Avanti’ – fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista. Noi – aggiunge – pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita piu’ forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno gia’ studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potra’ essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Cio’ permettera’ al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita”. “La prossima legislatura, qualunque sia il giorno in cui comincera’ – sottolinea Renzi -, dovra’ mettere sul tavolo uno scambio chiaro in Europa: noi abbassiamo il debito, ma la strada maestra per farlo e’ la crescita. Quindi abbiamo bisogno di abbassare le tasse. Punto”.
 Poco dopo e’ intervenuto anche Maurizio Sacconi. ‘E’ certamente opportuno prolungare la fase sperimentale del Fiscal Compact evitando cosi’ l’immediata incorporazione nei Trattati, ma l’Italia – ha detto l’esponente di Energie per l’Italia – sara’ credibile se avviera’ una riduzione strutturale delle spese per finanziare una riduzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro, sulle imprese, sugli immobili. Per fare un esempio concreto, si dovrebbe chiudere il buco nero del trasporto pubblico locale mettendolo a gara senza clausola sociale. La stessa flessibilita’ sui parametri potrebbe essere accettata se rigorosamente correlata a quegli investimenti pubblici che negli anni recenti si sono contratti. Il nuovo patto con Bruxelles deve consistere quindi nell’opposto a cio’ che Renzi ha fatto in questi anni trasformando la flessibilita’ in maggiori spese correnti e incentivi fiscali smodati”.
Ancora più’ critico con Renzi e’ Alfredo D’Attorre, di articolo 1-Mdp. ‘Da scrittore di libri – commenta – ora Renzi propone di superare quel Fiscal Compact che da Presidente del Consiglio non ha voluto togliere dalla Costituzione. E’ agli atti parlamentari che durante l’iter della riforma costituzionale il governo ha espresso parere negativo sulla proposta, presentata da me e altri parlamentari, con la quale si voleva modificare il pareggio di bilancio, introdotto nell’articolo 81 proprio in conseguenza del Fiscal Compact, con la cosiddetta golden rule, che consente di scomputare le spese per investimenti dal calcolo del deficit’.
Via la Fiscal Compact dai Trattati Ue anche da Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Mentre Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Esteri, non condivide affatto la presa di posizione di Renzi. ‘Io – dice – ho votato ilFiscal Compact nel 2012 in un momento di emergenza economica dell’Italia e sono pronto a rivotarlo oggi’.
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EURECA annuncia class action contro il Fiscal Compact

Roma, 24 mag. (LaPresse) – Una class action popolare contro Patto di Stabilità e Fiscal Compact. E’ un battesimo all’insegna della concretezza quello di Eureca, Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie, associazione che nasce in difesa dei valori fondanti dell’Unione e per difendere la democrazia e la legittimità.

Nella sua prima uscita ufficiale – oggi a Roma con la partecipazione dell’ambasciatore Giulio Terzi, del prof. Giuseppe Guarino, del prof. James K. Galbraith, tutti membri del Comitato Scientifico di Eureca, del giornalista Angelo Polimeno, presidente dell’Associazione e dell’avv. Federico Tedeschini, responsabile legale – Eureca non si è limitata a illustrare le sue finalità, ma ha subito annunciato una prima iniziativa legale. Nel mirino c’è in particolare il Fiscal Compact, trattato internazionale estraneo al diritto europeo e dunque illegittimo che entro quest’anno, sarà sottoposto al vaglio di tutti i parlamenti nazionali dei Paesi dell’Unione al fine di ‘legittimarlo’ inserendolo nei Trattati Ue. L’Associazione contro questa norma si prepara a avviare il suo primo ricorso alla giustizia. Ad annunciarlo è Tedeschini, titolare di uno degli studi amministrativi più importanti d’Italia.
“In pratica – sostiene Tedeschini – il Patto di Stabilità e i successivi aggiornamenti normativi – Two Pack, Six Pack e Fiscal Compact – sono nati in violazione delle regole del Trattato di Maastricht, che consentiva il trasferimento di quote di sovranità all’Europa al fine specifico di consentirle interventi che favorissero lo sviluppo dei singoli paesi membri. Al contrario la Commissione Ue ha usato tali poteri per imporre un aggiustamento dei bilanci dei singoli paesi. Ecco perché EURECA, previa diffida alle competenti autorità, intende avviare una class action pubblica presso il Tribunale Amministrativo del Lazio”.

Moderato da Donatella Visconti, manager e socio fondatore di Eureca, il dibattito su questo temi è proseguito con l’ambasciatore Giulio Terzi, già ministro degli Esteri. “Nonostante pochi principi costituzionali dell’Unione vengano richiamati con tanta insistenza quanto la promozione del diritto – sottolinea Terzi – forse nessun altro viene poi lasciato così frequentemente nell’ombra. Nella pratica corrente il diritto dei cittadini a conoscere cosa sia realmente accaduto e cosa sta accadendo nei processi decisionali europei è scientemente diluito e offuscato dai governi, senza che i media accendino i riflettori”.
Angelo Polimeno, autore del libro ‘Non chiamatelo euro’ (Mondadori) in cui si ricostruisce il percorso che ha portato al varo di “norme europee illegittime”, ha sottolineato come queste, negli anni, hanno causato chiusura di migliaia di imprese, livelli record di disoccupazione, diffusione patologica del lavoro precario, ripetuti tagli allo stato sociale e alla previdenza. In chiusura, dopo il saluto di Giuseppe Guarino, ex ministro, insigne giurista e primo a denunciare le norme illegittime dell’euro – ha preso la parola Annarita Amoroso, l’italiana che ha impugnato con successo una norma tedesca che avrebbe consentito ai cittadini della Repubblica federale, al contrario degli altri europei, di viaggiare gratis sulle loro autostrade.