Giulio Terzi: ’L’Italia impari a difendere l’interesse nazionale’

L’incontro promosso da EURECA intitolato ‘Portiamo i cittadini in Europa’ fa seguito a quello dello scorso 1 Agosto (“Perché esortare tutte le forze politiche a votare NO all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei”).
Quella dell’estate scorsa era Terzistata una discussione importante. Aveva fatto emergere un generale consenso che l’esperienza del Fiscal Compact è superata, non replicabile né prorogabile. Quell’esperienza non è stata una pagina positiva per il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni – le più importanti- che riguardano il nostro interesse nazionale in Europea.

Avevamo ricordato lo scorso Agosto come la decisione di aderire al Fiscal Compact si fosse basata su tre condizioni essenziali legate tra loro:
*riforme strutturali negli Stati membri;
*rigore finanziario e riduzione dell’indebitamento ma solo se associato a crescita e sviluppo.
*esclusione di vincoli più rigidi di quelli esistenti nel Patto di stabilità e di crescita.
Nella passata legislatura , nonostante alcuni progressi ,non si è realizzato quell’insieme di riforme che era stata la “conditio sine qua non” del Fiscal Compact.
La corruzione resta endemica e diffusa così come la criminalità di stampo mafioso .
La situazione delle nostre banche , date per solidissime al momento dell’adesione al Fiscal Compact e durante i tre anni successivi, continua a preoccupare i partner europei. Così come i ritardi nella riforma della giustizia, dell’azione penale e della prescrizione.
Le riforme ancora in cantiere e quelle varate con Leggi o Decreti legge non tradottisi in disposizioni attuative, restano al disotto degli standard ai quali l’Italia si era impegnata nel lontano 2012. . Dal 2012 al 2016 il nostro indebitamento è peggiorato del 10%. Per la crescita il saldo del quinquennio è stato negativo per quasi il 2%.
Lo stesso vale , a onore del vero , per gli epocali ritardi e insufficienze dell’Unione a trazione tedesca nell’avviare politiche di rilancio della crescita, di creazione di una vera Unione Bancaria, di almeno parziale mutualizzazione del debito.
Avevamo constatato lo scorso agosto che un voto a favore del Fiscal Compact , o una sua convalida attraverso una “formula Juncker” che by-passerebbe i Parlamenti , sarebbe pericolosamente sganciata dalla realtà.
Il nuovo Parlamento deve dare un chiaro mandato al Governo per una politica europea dell’Italia basata sull’interesse nazionale, come fanno tutti in Europa . Vecchi impegni disattesi da Bruxelles o da Roma devono essere rinegoziati . Il prossimo Parlamento e Governo dovranno essere chiari con gli Italiani: l’Italia diventerà credibile e influente a Bruxelles, Parigi e Berlino non quando “ farà quello che chiede l’Europa”, ma quando farà quello che invocano – disperatamente – decine di milioni di italiani. Quando saranno tangibili i progressi su tre aspetti essenziali che si colgono in qualsiasi conversazione con interlocutori europei al difuori delle formule diplomatiche:
– A)affermazione decisa e senza compromessi della legalità, contro tutte le mafie, che molti europei considerano annidate nella nostra economia, e perfino nelle nostre Istituzioni;
– B)sicurezza e tutela delle frontiere europee che noi abbiamo la responsabilità di proteggere nel Mediterraneo;
– C)controllo della spesa pubblica , e creazione di un’affidabile governance bancaria.

Qualche giorno fa un’ esponente del movimento “+ Europa”, affermava la tesi: “ ora che a Berlino è nata la nuova Grosse Koalizion, si concretizza un’intesa franco tedesca sull’ Europe e l’Italia deve salire subito su questo treno, per essere tra i primissimi”. Quale treno, diretto dove, con quali compagni di viaggio? Il treno franco-tedesco è in corsa da tempo. Saltare sul vagone di coda? Esperti franco- tedeschi starebbero lavorando da mesi alle ricette da somministrare all’Eurozona.

Al momento dell’insediamento di Macron all’Eliseo si era levato dalle sponde del Tevere un coro di Osanna per le sue idee sull’Europa. L’entusiasmo estivo si è poi attenuato: quando il Presidente francese ha rimarcato le differenze tra Parigi e Roma sull’immigrazione illegale, sulla governance dell’Eurozona, sulle crisi bancarie, e sulla politica industriale.

Un seria politica estera richiede piattaforme precise e una solida base di alleanze. La realtà fluida del nostro continente rende anacronistica l’ansia per nuovi “Direttori Europei”. Li abbiamo troppo spesso inseguiti magari diventandone “junior partner”, salvo poi stigmatizzare gli stessi Direttori quando siamo rimasti esclusi. In una stagione così difficile non si può continuare a far credere che tutto vada bene perché l’Italia va a braccetto con i Grandi, senza aver pienamente compreso e previamente negoziato le implicazioni per la nostra economia, sicurezza, e interesse nazionale.

Quale sarà nei prossimi mesi l’influenza di Berlino su Parigi? Ieri Le Monde ha scritto che Macron contava su Merkel per cambiare insieme a lei l’Europa. Ma la Cancelliera è ridotta l’ombra di sé stessa. Il problema immediato per il Presidente francese è non deludere i suoi, trasformando in boomerang le speranze alimentate con l’enfatico discorso della Sorbona . Non gli resta molto tempo. Per ora ci sono stati progressi sulla Difesa Europea- con le PESCO- ma poco altro. Il motore franco tedesco pare inceppato . Il rafforzamento di Macron e l’indebolimento della Merkel ribalta il rapporto di forza che ha dominato la politica europea da quasi trent’anni.

Ma questo non è l’intero quadro. Insieme alla leadership di Macron si notano nuove personalità significative , molto diverse da lui sia per linea politica che per partiti di riferimento : il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz;
il Presidente ungherese Orban; i governi di Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Una seconda questione riguarda il posizionamento delle forze politiche italiane in vista delle elezioni europee tra sedici mesi. Con il crollo dei socialisti in Germania e in Francia, il Presidente francese pensa di creare un altro gruppo da lui ispirato nell’europarlamento, e si sta adoperando per portare un suo candidato – la danese Margrethe Vestager alla presidenza della Commissione. Il disegno è quello di creare all’interno del Parlamento un confronto sui principi dell’Unione che superi le tradizionali famiglie politiche. Si tratta di scelte importanti per le nostre forze politiche.

Un terzo aspetto, che pure interessa molto l’Italia riguarda l’intesa che Macron chiede insistentemente a Berlino sulle misure di rafforzamento nella stabilità dell’Euro in una sorta di “grand bargain” fra tutti i Governi dell’Eurozona. Benché un meccanismo di ristrutturazione automatica del debito non sia incluso nell’accordo della grande coalizione tedesca , è stato da tempo ritenuto scontato che tale meccanismo sia cruciale per il rafforzamento dell’Eurozona.

Il Ministero delle Finanze tedesco aveva sostenuto lo scorso anno che si doveva insistere con gli investitori ad essere più prudenti nell’acquistare titoli di debito sovrano nell’Eurozona, così da aumentare le discipline negli Stati membri e ridurre la dimensione di “bailout” pagati dal contribuente. Idea questa fortemente sostenuta da altri come gli olandesi. Gli oppositori di queste misure includono diversi Paesi dell’Eurozona. La decurtazione automatica del valore dei titoli creerebbe di per se stessa un ciclo di crisi indotte e panico tra gli investitori. Gli analisti mettono in guardia l’Italia che ha la più alta percentuale di debito rispetto al PIL di qualsiasi altro paese tranne la Grecia. Vi sono possibili compromessi, come accresciuti poteri all’European Stability Mecanism .

Gli equilibri fra Parigi e Berlino riguardano anche altri temi da tempo nell’agenda di Macron: un Ministro delle Finanze europeo; accresciuti poteri al Parlamento Europeo; la creazione di un fondo monetario europeo. Nel 2012 la Francia non era stata in grado , o non aveva voluto, fare sponda con l’Italia per arginare l’esagerata austerità tedesca e l’assenza di politiche solidali . Questa volta il quadro è mutato. La leadership francese sembra poter prevalere difronte a una Germania meno decifrabile e determinata. Ma ciò non significa che sia Macron a sostenere i nostri interessi nazionali.

L’instabilità del perno franco tedesco dovrebbe sconsigliare di salire su treni non sicuri quando esistono considerevoli spazi di iniziativa diplomatica e di nuove alleanze all’interno dell’Eurozona e tra i 27. Su un principio di metodo potremmo utilmente seguire invece Macron: quello di far parlare, stimolare e ascoltare i cittadini e tutte le categorie interessate, per definire una nostra strategia europea basata sull’interesse nazionale.

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