Addio a Kohl, Cancelliere contrario all’Europa modello Merkel

Helmut Kohl non è stato solo il cancelliere della riunificazione tedesca. E’ stato anche lo statista che dopo il crollo del Muro di Berlino, per evitare il ritorno del nazionalismo nel suo Paese e per rassicurare il Vecchio Continente, ha fatto sua le richieste di Francia e Italia. E tra queste l’accettazione di trasformare la Cee in una versione di Europa più integrata, l’Unione Europea appunto. Obiettivo: favorire l’europeizzazione della Grande Germania riunificata e scongiurare al contrario il rischio di un’Europa germanizzata. Qvvero il modello che purtroppo, complice la politica della Merkel, ha finito con l’imporsi. Kohl lo ha fatto anche sfidando le forti critiche della Bundesbank e di gran parte dell’opinione pubblica tedesca. <In quel momento – scriverà anni dopo nella sue memorie – per difendere la mia Patria e il progetto europeo mi sono comportato come un dittatore>. Certo, anni dopo Kohl ha anche commesso un grave errore: per recuperare consensi interni, subito dopo la firma del Trattato di Maastricht, si è battuto per cambiare Maastricht. Ci è riuscito. Purtroppo lo ha fatto ricorrendo a una legge illegittima: il Patto di Stabilità. Una norma che ha cambiato il Trattato europeo senza il via libera di nessun Parlamento nazionale e  che, purtroppo, è la principale causa dell’impoverimento dell’Europa mediterranea e delle divisioni che oggi affliggono l’Unione. Kohl, è giusto ricordarlo, intendeva interpretare quelle norme così rigide in modo flessibile. Probabilmente era sincero, quando su questo rassicurava il premier italiano Prodi. La politica, tuttavia, è imprevedibile. Il suo mandato è finito prima del previsto e i suoi successori, con la Merkel in testa, non solo hanno interpretato quella legge illegittima in maniera rigida, ma ne hanno imposte altre, sempre illegittime, e ancora più inflessibili. La più conosciuta si chiama Fiscal Compact.
Kohl verrà ricordato anche come cancelliere più longevo dai tempi di Otto von Bismarck, 16 anni ininterrotti al potere con la sua Cdu, e come nessun altro ha segnato un’epoca della storia tedesca ed europea.  Non era un grande oratore e neppure un visionario: era un politico a tratti grigio, testardo ma pragmatico, con l’accento provinciale e uno stile da uomo comune. Era arrivato alla cancelleria dopo una lunga gavetta fra i cristiano-democratici, a cui aveva aderito nel 1946, e una manovra per rovesciare Helmut Schmidt insieme ai liberaldemocratici.
Se la caduta del Muro fu il frutto di una serie di fattori che portarono alla fine della Guerra fredda, la riunificazione un anno dopo fu una battaglia che Kohl condusse quasi da solo, contro la realpolitik degli altri leader europei, Francois Mitterrand in testa, contro Mikhail Gorbaciov, e contro esponenti della stessa Cdu. Il prezzo fu alto: Kohl ruppe con la Bundesbank imponendo il cambio alla pari fra il marco dell’Ovest e quello Est, deciso anche per arginare la migrazione da est a ovest.
Come contraltare ai timori di una nuova egemonia tedesca, Kohl mise sul tavolo la rinuncia al marco e un’accelerazione dell’integrazione europea e dell’adozione dell’euro. L’asse franco-tedesco tra Kohl e Mitterrand diede l’impulso decisivo all’integrazione europea con il Trattato di Maastricht e l’unione economica e monetaria.
Il declino di Kohl, con la sconfitta contro il socialdemocratico Gerhard Schroeder nel 1998 e lo scandalo dei fondi neri scoppiato l’anno dopo, coincise con l’ascesa di Angela Merkel, “das Maedchen” (la ragazza) come la chiamava lui. Lei, dopo essere stata più volte ministro nei suoi governi e successivamente segretario della Cdu, lo scarico’ quando non volle fare i nomi dei finanziatori del partito. Nel 2001, sua moglie Hannelore, da anni in preda a una grave allergia alla luce, si suicidò. Kohl si è risposato nel 2008, dopo aver subito una caduta e una parziale paralisi, con Maike Richter, 35 anni piu’ giovane di lui, criticata nei media per averlo isolato dal resto del mondo. Uno dei figli, Walter, lo accuserà in un memoriale di esser stato un pessimo marito e padre. Tra le rare prese di posizione degli ultimi anni c’era stata quella del 2011, quando in piena crisi dell’euro aveva criticato le politiche di austerita’ e la gestione della crisi da parte della Merkel. <Sta distruggendo l’Europa che ho costruito>, ebbe a dire. Nel 2014 aveva criticato il successore Schroeder per aver consentito l’ingresso della Grecia nell’euro e la violazione delle regole Ue sui conti pubblici.