Merkel: da ora l’Europa conti solo su se stessa

La politica conciliatoria tentata dal cancelliere tedesco Angela Merkel nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il vertice del G7 tenutosi a Taormina, non ha avuto successo. Questo quanto afferma la Frankfurter Allgemeine Zeitung, autorevole quotidiano tedesco, che nel corso di un articolo di fondo rivela come Angela Merkel abbia preso atto di questa situazione,  passando a un’altra linea, più marcatamente eurocentrica.

<Noi europei, ora, abbiamo il nostro destino nelle nostre mani>, ha detto il cancelliere tedesco a margine del summit. Merkel, sostiene il quotidiano, è fiduciosa della dinamica rilevata nell’opinione pubblica tedesca da sondaggi come l’ultimo effettuato da Allensbach, secondo cui i tedeschi sono ‘più consapevoli dei benefici dell’Unione europea’. Per la prima volta dopo la caduta del Muro di Berlino, infatti, i tedeschi chiedono a maggioranza un’accelerazione del processo di integrazione europea. Si tratta di una tendenza che secondo il quotidiano riguarda l’Europa continentale nel suo complesso, come evidenziato dal movimento ‘Pulse of Europe’, presente anche nelle principali città tedesche, e dalla modesta performance degli euroscettici alle elezioni in Olanda e Francia. Le sfide politiche ed economiche all’integrazione europea, però, sono tutte sul tavolo, a partire da quella dell’immigrazione: e lo scontro di fatto col presidente Usa Trump non ha fatto che evidenziare questi nodi irrisolti.

Il quotidiadiano tedesco sottolinea inoltre, come per l’Europa sia fondamentale sia la stabilizzazione della Libia, sia l’aumento delle risorse destinate alla Difesa e l’integrazione tra i paesi Ue in questo settore. Il centro di comando comunitario per le operazioni militari inaugurato a Bruxelles è un primo, importante passo in questo senso. E lo è ancor più nell’ottica di un raffreddamento delle relazioni con gli Usa. I paesi dell’Est Europa convintamente atlantisti, come la Polonia di Jaroslaw Kaczynski, sono portati dalla lontananza percepita di Washington a cercare sicurezza nella Germania e nell’Europa. Infine c’è la questione dell’unità economica. Berlino è  incoraggiata dal fatto che il presidente francese neoeletto, Emmanuel Macron, si sia espresso durante la sua prima visita in Germania contro la ‘messa in comune dei debiti pregressi’: un affare che non gioverebbe neanche alla Francia, sottolinea il Frankfurter Allgemeine Zeitung, dati i bassissimi costi di rifinanziamento del debito di cui gode attualmente. Parigi vorrebbe un bilancio comune con un ministro delle Finanze unico, ma non è chiaro da dove questo ministero attingerebbe il proprio bilancio, e quali sarebbero le sue competenze.

Una delle opzioni sul tavolo è la tassazione comunitaria delle transazioni finanziarie. Anche sulla modifica dei Trattati europei, il cancelliere Merkel ha aperto una porta: <Dal punto di vista tedesco è possibile modificare i Trattati>, ha dichiarato. Per la Germania, comunque, l’obiettivo immediato è l’elezione di Jens Weidmann come successore dell’italiano Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (Bce): un obiettivo che Berlino è consapevole richiederà alcune concessioni. Per il momento, Berlino sa di poter quantomeno contare su un rinnovato asse con Parigi, soprattutto in chiave ‘anti-populismi’. Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire e il suo omologo tedesco, Wolfgang Schaeuble, hanno concordato l’istituzione di un gruppo di lavoro per produrre nei prossimi mesi proposte di riforma della zona euro.