Tra Londra e Ue e’ dialogo tra sordi: rischio rottura sulla Brexit

Diversamente da quanto ci si aspettava, non e’ stato il round di negoziati per chiarire le rispettive posizioni sulla Brexit. Si è’ rivelato al contrario un round di pugilato tra Michel Barnier e David Davis, i due principali protagonisti delle trattative in corso sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. “Non abbiamo registrato nessun progresso decisivo sulle questioni principali”, ha detto Barnier, il capo-negoziatore per l’Unione Europea, al termine del terzo round negoziale, accusando il Regno Unito di chiedere cose “impossibili” come continuare a beneficiare del mercato unico dopo la Brexit. L’Ue deve essere “flessibile”, “pragmatica” e “immaginativa”, ha risposto Davis, sottolineando che “al cuore dei negoziati deve esserci il desiderio del miglior risultato per i cittadini e le imprese”. Entrambi hanno cercato di evidenziare alcuni passi avanti su questioni minori legate ai diritti dei cittadini. Solo sull’Irlanda si sono registrati “veri progressi”, ha spiegato Barnier. Il principale elemento di stallo e’ il conto che il Regno Unito deve pagare per la Brexit: gli obblighi finanziari assunti da Londra come membro e che l’Ue chiede di onorare ben oltre la data di uscita del 29 marzo 2019. Il Regno Unito “non si sente legalmente obbligato a onorare questi obblighi dopo la partenza”, ha detto Barnier, accusando il governo britannico di non affrontare la questione del conto della Brexit “in modo serio e rigoroso”. Sugli obblighi finanziari “ci sono divergenze significative da colmare”, ha ammesso Davis.
Barnier si e’ comunque detto disponibile a aumentare il ritmo dei negoziati, aggiungendo altri round ai due che sono previsti da qui a ottobre. Il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale. “Ogni giorno che passa ci avvicina alla data di partenza del Regno Unito”, ha spiegato il capo-negoziatore dell’Ue: “la questione fondamentale a cui dobbiamo apportare una risposta e’ di sapere se quel giorno, il 29 marzo 2019 a mezzanotte, avremo ben organizzato il ritiro ordinato del Regno Unito o se il Regno Unito esce dall’Ue senza accordo, con tutte le conseguenze che abbiamo gia’ spiegato”, ha detto. Al Consiglio europeo di ottobre i capi di Stato e di governo devono valutare se sono stati fatti “progressi sufficienti” su diritti dei cittadini, conto della Brexit e Irlanda, per passare alla seconda fase del negoziato, quella delle relazioni future e di eventuali periodi transitori. Ma, secondo Barnier, “siamo lungi dal constatare progressi sufficienti per poter raccomandare al Consiglio Europeo di ottobre di avviare negoziati sulla relazione futura”. Agli occhi di Davis, invece, e’ impossibile distinguere in modo cosi’ netto tra l’accordo di divorzio e quello di libero scambio che dovrebbe regolare i rapporti futuri. Servono “soluzioni pragmatiche e innovative” perche’ le questioni legate al ritiro e quelle legate alla futura relazione “sono inestricabilmente legate”, ha detto il ministro britannico. Ma Barnier si e’ mostrato sulla forma e sulla sostanza: “la qualita’ del nostro accordo” su diritti dei cittadini, sul conto della Brexit e sull’Irlanda “e’ piu’ importante del fattore tempo”. Con l’economia britannica sempre piu’ in difficolta’ per le incertezze dovute alla Brexit, l’Ue si sente in posizione sempre piu’ forte. Alcuni – come il capogruppo del Ppe all’Europarlamento, Manfred Weber – sospettano che il governo di Theresa May non iniziera’ a negoziare prima del congresso del Partito conservatore in ottobre. Il Parlamento europeo, che ha il diritto di veto su un eventuale accordo finale sulla Brexit, minaccia di adottare una nuova risoluzione con altre linee rosse. Il rischio di rottura nei negoziati da Barnier e Davis non e’ mai stato cosi’ alto come dopo il round del “chiarimento”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Leave a comment