Altro che B: Savona lavora a un ambizioso Piano A per ridisegnare la governance europea

di Angelo Polimeno Bottai 

Diventato famoso e sottoposto alla gogna mediatica per il famoso piano B di uscita dall’euro – piano che tutti i paesi seri hanno nel cassetto e che serve solo per non trovarsi impreparati a reagire in caso di implosione non voluta della moneta unica – il ministro delle Politiche Europee Paolo Savona sta lavorando invece a un importante Piano A. Si tratta – secondo quanto rivela Il Messaggero a firma di Andrea Bassi – di una grande proposta di riforma di tutta la governance europea che l’Italia – togliendo finalmente il monopolio dell’iniziativa a Germania e Francia – intende portare al tavolo di Bruxelles. Il documento che, si legge nell’articolo, è stato recapitato sul tavolo del premier Conte, dei vicepremier Di Maio e Salvini e di tutti i ministri, affinchè ciascuno possa ragionarci avanzando le proprie considerazioni,  <conterrebbe molte delle idee dell’economista sardo, a cominciare dalla necessità di realizzare la premesse del Trattato di Lisbona, basato su una crescita economica equilibrata, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che miri alla piena occupazione e al progresso sociale>. Secondo Savona questo si può ottenere con politiche che riguardano <anche la domanda aggregata e non solo, come fatto fino ad oggi, l’offerta, attraverso riforme basate sull’austerità>.

Come ha spiegato in un suo recente intervento in Parlamento, Savona ritiene indispensabile tornare investire. E, se, possibile archiviare vincoli come quello del 3 per cento nel rapporto deficit/pil. Settore principale del rilancio economico – nella visione del ministro sardo – è quello delle costruzioni. Per rilanciarlo Savona propone di consentire agli stati membri di spendere una cifra equivalente a quella del proprio surplus commerciale. Per l’Italia si tratta di 50 miliardi di euro. Inoltre, l’autorevole economista già collaboratore stretto di Guido Carli durante la stesura del Trattato di Maastricht, considera importante dotare la Banca Centrale Europea di uno <statuto simile a quello delle altre banche centrali>. In questo modo la Bce potrebbe operare da prestatore di ultima istanza e potrebbe manovrare la leva del cambio. Infine, in Piano A di Savona prevede anche la creazione di una scuola europea di ogni ordine e grado, per insegnare la storia e delle materie comunitarie ma anche per lasciare il dovuto approfondimento alle diversità nazionali.

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