Chi ha assistito all’intervento di Jean Claude Junker davanti all’Europarlamento, potrebbe avere avuto la sensazioni di un momento magico per l’Unione Europea. Come se d’incanto tutti i gravissimi problemi – primo fra tutti il rispetto dei più elementari principi democratici – fossero già stati superati. E allora – questo ha fatto intendere il presidente della Commissione Ue – ora avanti tutta con l’introduzione di tante importanti novità. Dalla designazione di un unico presidente Ue, a quella di un ministro delle finanze europeo, dalle liste elettorali transnazionali alla moneta unica estesa a tutti i paesi dell’Unione. Tutto molto suggestivo, tutto molto bello. Non fosse per un piccolo particolare: Junker non ha spiegato come l’Europa dovrebbe procedere per introdurre tutte queste novità. Con quali strumenti giuridico-costituzionali. Il sospetto, anzi qualcosa di più, è che Junker ritenga che tali cambiamenti debbano essere effettuati con lo stesso metodo che – sin dal 1997 quando venne introdotto l’illegittimo Patto di Stabilità – ha introdotto norme importantissime aggirando i Trattati europei e, pertanto, evitando ora il voto dei parlamenti nazionali, ora quello dei cittadini. Eh no, caro Junker. Qui non si tratta di discutere delle tue proposte. Buone o cattive che siano, di questo occorrerà parlare in un secondo tempo. Prima occorre ripristinate la legalità legislativa e costituzionale dell’Ue. Prima di introdurre una figura importantissima come il ministro delle finanze dell’Ue, è indispensabile cancellare le norme squilibrate che hanno consegnato ad alcuni paesi poteri superiori a quelli di altri. Prima di eleggere un Presidente Ue unico, occorre che tutti i cittadini abbiano, in tutte le materie, pari diritti di far sentire la loro voce. In poche parole: o il diritto al referendum esiste in tutti i Paesi Ue o va abolito ovunque. Prima di introdurre nuove norme occorre che nelle costituzionii dei singoli paesi il rapporto tra norme nazionali ed europee sia disciplinato con lo stesso criterio gerarchico. Se si vuole dare vita a una Europa più integrata, non è tollerabile il fatto che la Corte Costituzionale tedesca possa bloccare e finanche impedire l’entrata in vigore di una norma Ue, mentre le Alte Corti degli altri Paesi non abbiamo gli stessi poteri. Per dirla con parole povere: in un edificio con le fondamenta sbilenche è fortemente sconsigliabile costruire altri piani. Rischia di crollare tutto. Se invece l’intenzione è davvero quella di mettere a posto quell’edificio e di ingrandirlo, allora si parta dal basso. Come prima cosa, si rimetta in ordine ciò che è stato manomesso dalla fine degli anni Novanta.