Ora che la Bce sta per esaurire l’acquisto di titoli di Stato la politica italiana cancelli il folle divorzio Bankitalia-Tesoro

 

di Angelo Polimeno Bottai*

L’annuncio era ormai atteso. Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha reso nota la tabella di marcia finale del Quantitative Easing (QE), ovvero dell’acquisto di titoli di stato dei paesi europei da parte della stessa Bce. Si tratta di un provvedimento che, negli ultimi anni, ha permesso all’eurozona di affrontare una fase economica molto difficile e che, secondo lo stesso Draghi, ha cresciuto il pil medio di quest’area di quasi due punti percentuali (1,9). Il numero uno dell’Istituto centrale che ha sede a Francoforte ha anche assicurato che, qualora ve ne fosse bisogno, la Bce non avrebbe problemi a ripristinare il QE. La speranza, ovviamente, è che non si presenti questa necessità. Tuttavia, il venir meno di tale aiuto, è evidente che costringa tutti i Paesi dell’euro a fare i conti con loro stessi. Soprattutto quelli, come l’Italia, in maggiore difficoltà per colpa di un pesante debito pubblico. E’ pronto il nostro Paese a far fronte a questa nuova situazione? Se ne discute abbastanza, anche sui media? EURECA ha l’impressione di no. E cerca di dare il suo contributo. Lo fa chiamando la politica a rispondere a una domanda precisa: non è forse il caso di rimediare al famoso <divorzio> tra il Tesoro e la Banca d’Italia? Si tratta – per chi non lo rammenta – dell’ assurda (per non dire folle o peggio ancora) iniziativa con la quale, nel 1981 l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e l’allora Governatore di Bankitalia, Carlo Azeglio Ciampi (insieme nella foto)  volendo differenziare l’Italia da tutti i paesi sviluppati e condizionati da un pregiudizio ideologico morale sul proprio Paese, considerato da loro irrimediabilmente corrotto – ebbero la bellissima idea di impedire alla nostra Banca centrale di acquistare i titoli di stato del Tesoro rimasti invenduti sul mercato. Da quel momento in poi, lo Stato, per avere quei fondi necessari a coprire la spesa corrente, è stato costretto a rimettere sul mercato i suoi titoli con un tasso di interesse sempre più alto. Chi non ricorda gli interessi sui Bot arrivati a superare la soglia del 20 per cento? La conseguenza di questa mossa suicida è stata il crescente e vertiginoso indebitamento del nostro Paese. Tutti oggi puntano l’indice sull’enorme debito pubblico italiano, ma nessuno – tantomeno certi ambienti politici vicini a Andreatta e Ciampi – ricordano che il problema nasce proprio con quel ‘divorzio’. Si pensi che nel 1981 il debito pubblico era del 57,5 per cento (oggi saremmo un paese modello dell’UE) e che solo 11 anni dopo, nel 1992 era schizzato al 105 per cento. Praticamente il doppio. Dunque, dopo aver ipocritamente permesso alla Bce di fare quello che abbiamo vietato di fare alla nostra Banca centrale, non sarebbe il caso di rimediare a quel gravissimo errore e di eliminare il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro? Aspettiamo risposte.

 

  • Presidente di EURECA

 

 

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