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Renzi e Grillo come EURECA: no al Fiscal Compact

Il tempo, dice il proverbio, e’ galantuomo. Nel giro di pochi giorni, prima Beppe Grillo e oggi anche Matteo Renzi, i leader dei due maggiori partiti italiani, si accorgono della fondatezza della denuncia di EURECA e annunciano guerra totale contro il Fiscal Compact. Grillo intende ora ricorrere alla Corte di Giustizia europea, mentre il segretario del Pd annuncia che il suo partito, in autunno, votera’ contro l’inserimento di questa norma capestro nei Trattati Europei. Si, norma capestro, ma non solo. Il Fiscal Compact non e’ soltanto causa di chiusura di imprese, disoccupazione, lavoro precario, taglio delle pensioni e dello stato sociale. E’ innanzitutto una norma illegittima, perche’ cambia i Trattati europei, che hanno valore costituzionale. e possono essere cambiati solo da nuovi Trattati europei. Il primo a denunciare questa violazione gravissima, dai danni economici e sociali incalcolabili, e’ stato il prof. Giuseppe Guarino, insigne giurista, gia’ ministro, collaboratore strettissimo di Guido Carli, titolare per anni di uno studio di diritto amministrativo ed europeo. Guarino e’ rimasto inascoltato. Volutamente, pensiamo noi. Finche’ il giornalista Angelo Polimeno ha preso l’iniziativa di scrivere NON CHIAMATELO EURO (Mondadori), un libro che, con linguaggio accessibile a tutti ha illustrato le denuncia di Guarino, ha ricostruito il contesto storico in cui tali violazioni sono avvenute e ha raccolto preziosi documenti e testimonianze. Polimeno ha presentato il libro in 28 localita’ italiane e a Bruxelles. Quasi sempre si è’ avvalso anche di relatori politici di diversi partiti. Nessuno ha mai contestato il contenuto del libro. Ma mai nessuno, finora, ha preso iniziative. Per questa ragione, nell’aprile scorso lo stesso Angelo Polimeno, insieme ad altri 5 soci fondatori, tra cui Federico Tedeschini, titolare di uno dei più’ importanti studi di diritto amministrativo, ha dato vita ad EURECA, Europa Etica dei Cittadini e delle Autonomie, associazione apolitica e senza fini di lucro che si batte per la legalita’ in Europa. Ad EURECA si avvale della consulenza scientifica dell’amb. Giulio Terzi, gia’ ministro degli Affari Esteri, del prof. James Galbraith, del prof. Giulio Sapelli, del prof. Giuseppe Guarino dell’imprenditore Ernesto Preatoni. Prima iniziativa di Eureca, l’avvio di una petizione popolare per chiedere a tutte le forze politiche di non inserire il Fiscal Compact nei Trattati Ue.
Ma torniamo a Renzi. ‘L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 – afferma oggi il leader Pd nel suo libro ‘Avanti’ – fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista. Noi – aggiunge – pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita piu’ forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno gia’ studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potra’ essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Cio’ permettera’ al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita”. “La prossima legislatura, qualunque sia il giorno in cui comincera’ – sottolinea Renzi -, dovra’ mettere sul tavolo uno scambio chiaro in Europa: noi abbassiamo il debito, ma la strada maestra per farlo e’ la crescita. Quindi abbiamo bisogno di abbassare le tasse. Punto”.
 Poco dopo e’ intervenuto anche Maurizio Sacconi. ‘E’ certamente opportuno prolungare la fase sperimentale del Fiscal Compact evitando cosi’ l’immediata incorporazione nei Trattati, ma l’Italia – ha detto l’esponente di Energie per l’Italia – sara’ credibile se avviera’ una riduzione strutturale delle spese per finanziare una riduzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro, sulle imprese, sugli immobili. Per fare un esempio concreto, si dovrebbe chiudere il buco nero del trasporto pubblico locale mettendolo a gara senza clausola sociale. La stessa flessibilita’ sui parametri potrebbe essere accettata se rigorosamente correlata a quegli investimenti pubblici che negli anni recenti si sono contratti. Il nuovo patto con Bruxelles deve consistere quindi nell’opposto a cio’ che Renzi ha fatto in questi anni trasformando la flessibilita’ in maggiori spese correnti e incentivi fiscali smodati”.
Ancora più’ critico con Renzi e’ Alfredo D’Attorre, di articolo 1-Mdp. ‘Da scrittore di libri – commenta – ora Renzi propone di superare quel Fiscal Compact che da Presidente del Consiglio non ha voluto togliere dalla Costituzione. E’ agli atti parlamentari che durante l’iter della riforma costituzionale il governo ha espresso parere negativo sulla proposta, presentata da me e altri parlamentari, con la quale si voleva modificare il pareggio di bilancio, introdotto nell’articolo 81 proprio in conseguenza del Fiscal Compact, con la cosiddetta golden rule, che consente di scomputare le spese per investimenti dal calcolo del deficit’.
Via la Fiscal Compact dai Trattati Ue anche da Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Mentre Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Esteri, non condivide affatto la presa di posizione di Renzi. ‘Io – dice – ho votato ilFiscal Compact nel 2012 in un momento di emergenza economica dell’Italia e sono pronto a rivotarlo oggi’.

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