<L’euro e’ stato costruito male e in maniera talmente vantaggiosa per la Germania che, paradossalmente, questo puo’ diventare un rischio per la Germania stessa, alla quale converrebbe uscire dalla moneta unica>. Dichiarazioni forti, ma contrariamente a quanto si possa pensare, non rilasciate da un pericoloso euroscettico, ma da Roland Berger,  celebre consulente, oggi anche consigliere della cancelliera Angela Merkel, in un’intervista rilasciata poche settimane fa al Corriere della Sera. 

<Prima che l’euro venisse  introdotto  – dice Berger – ero scettico e purtroppo i miei timori si sono dimostrati corretti. È stato un fallimento. L’euro era partito sulla base di alcuni presupposti sbagliati. Si pensava che il tasso di cambio all’ingresso avrebbe garantito che la competitività dei diversi Paesi si sarebbe aggiustata. Inoltre le fondamenta del progetto erano costruite sul trattato di Maastricht, ma dall’introduzione dell’euro le sue regole sono state violate almeno 165 volte. E si pensava che ci sarebbe potuta essere una politica economica e di bilancio dell’area monetaria, che avrebbe portato a risultati coordinati».

 Invece, sottolinea Berger, si è verificato tutto il contrario. <Ora – dice – abbiamo Paesi con gradi di competitività molto diversi. Nel mondo meridionale o latino c’è una percezione politica secondo cui la crescita attraverso il finanziamento a debito è quasi la regola. La Germania invece è tornata a una posizione di notevole competitività malgrado gli oneri della riunificazione perché nel 2003 e 2004, con il governo di Gerhard Schroeder, ha affrontato riforme dal lato dell’offerta. Adesso sta crescendo piuttosto bene: potrebbe fare meglio, ma non crea nuovo indebitamento, il debito è ancora sopra ai limiti di Maastricht ma in rapido calo, e c’è praticamente piena>.

 Ma se la situazione tedesca e’ così florida, perché allora il suggerimento a Berlino di uscire dalla moneta unica? La risposta di Berger e’ di quelle che meritano di essere lette con grande attenzione. <I numeri dell’economia tedesca a confronto delle altre sono noti. Oggi – spiega – abbiamo una politica monetaria della Banca centrale europea che mi pare corretta per il 75% dell’area euro, ma è decisamente sbagliata per la Germania. Nel caso di un crollo dell’euro, la Germania pagherebbe la gran parte del debito. Dunque la Repubblica Federale in una certa misura, anche per il suo surplus nei suoi conti con l’estero, è diventata una sorta di elemento di disturbo. La sua competitività e’ troppo diversa da quella degli altri. Essa e’ quasi un elemento di disturbo. E come se non bastasse, a questo punto corre il rischio di perdere competitività essa stessa perché per noi il tasso di cambio dell’euro è troppo debole. La nostra economia dipende al 50% dall’export e perciò dalla nostra competitività globale».

In pratica, spiega ancora Berger, <con il marco, il mondo delle imprese era abituato a rivalutazioni costanti, dunque investiva per guadagnare produttività. Questa esigenza ora è scomparsa. L’attuale tasso di cambio dell’euro non è tale da aiutare la Germania. Aiuta il nostro export, ma superficialmente, proprio perché scoraggia gli investimenti e gli aumenti di produttività. Il nostro Paese è economicamente un animale diverso. Ci sarebbe molta più armonia se fosse fuori e i Paesi latini, Francia inclusa, restassero nell’euro. Ma la Germania non uscirà mai, o almeno non nei prossimi cinque anni, prima che venga un’altra crisi: non lo farà per ragioni politiche e storiche, e perché gran parte della nostra classe politica pensa ancora che la zona euro e l’Unione Europea siano la stessa cosa. Non è così. Noi dobbiamo fare di tutto per mantenere la Ue, perché è un grande successo politico e economico».