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Il CETA entra in vigore: luci e ombre dell’intesa UE-Canada

Da oggi, 21 settembre, sia pure a titolo provvisorio, entra in  vigore l’accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Secondo Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, <l’accordo rispecchia perfettamente la nostra idea di politica commerciale: uno strumento atto a stimolare la crescita che apporta benefici alle imprese e ai cittadini europei, ma in grado anche di trasmettere i nostri valori, di gestire correttamente la globalizzazione e di plasmare le regole del commercio globale. L’approfondito controllo parlamentare cui l’accordo è stato sottoposto testimonia il crescente interesse dei cittadini nei confronti della politica commerciale. Gli intensi scambi che hanno caratterizzato l’intero iter dell’accordo attestano la natura democratica del processo decisionale europeo. Auspico che gli Stati membri conducano una discussione approfondita nel contesto dei processi di ratifica dell’accordo in corso a livello nazionale. Per le nostre imprese e per i nostri cittadini è  giunto il momento di cogliere tale opportunità ; ognuno deve poter constatare che la nostra politica commerciale e’ in grado di apportare vantaggi concreti per tutti>.

Dice Cecilia Malmstrom, commissaria responsabile per il Commercio: <Per i nostri esportatori la situazione sta per cambiare. L’entrata in vigore a titolo provvisorio dell’accordo consente alle imprese e ai cittadini dell’Ue di iniziare da subito a cogliere i vantaggi che offre. Per l’economia globale si tratta di un segnale positivo in grado di favorire la crescita economica e l’occupazione. Il Ceta è un accordo moderno e innovativo che sottolinea il nostro impegno a favore di un commercio libero ed equo fondato su valori e contribuisce a plasmare la globalizzazione e le regole che disciplinano il commercio globale. Il Ceta sottolinea inoltre il nostro fermo impegno a favore dello sviluppo sostenibile e tutela la capacità dei nostri governi di legiferare nell’interesse pubblico. In più l’accordo rafforza considerevolmente le nostre relazioni con il Canada, un partner e alleato strategico con cui condividiamo profondi legami storici e culturali>.  L’applicazione a titolo provvisorio del Ceta a partire da oggi segue all’approvazione dell’accordo da parte degli Stati membri dell’Ue, espressa in seno al Consiglio, e da parte del Parlamento europeo. L’accordo entrerà però in vigore pienamente e in via definitiva solo quando tutti gli Stati membri dell’Ue lo avranno ratificato. La Commissione, si legge in una nota, collaborerà con gli Stati membri dell’Ue e con il Canada per garantire un’attuazione agevole ed efficace dell’accordo.

Vediamo quali sono i principali contenuti dell’intesa. L’accordo, secondo la Commissione europea e gli altri sostenitori, consentirà alle imprese dell’Ue di risparmiare 590 milioni di euro l’anno, attualmente pagati per dazi doganali su merci esportate in Canada. Eliminerà i dazi su 98% dei prodotti (linee tariffarie) commercializzati dall’Ue con il Canada. L’accordo fornisce inoltre alle imprese dell’Ue la migliore opportunità  mai offerta a societa’ non canadesi di partecipare alle gare d’appalto del paese, non solo a livello federale ma anche a livello provinciale e municipale. L’accordo apporterà vantaggi in particolare alle piccole imprese, che meno di tutte possono farsi carico dei costi della burocrazia connessi all’esportazione in Canada. Le piccole imprese risparmieranno tempo e denaro, ad esempio evitando la duplicazione delle prove sui prodotti, lunghe procedure doganali e costose spese legali. I nemici dell’accordo, in Italia, avanzano quattro contestazioni.

1)I  marchi tipici europei vengono sì tutelati, ma come controparte dal Canada inizieranno ad arrivare prodotti simil-equivalenti a costi molto inferiori che non rispettano gli standard produttivi di qualità previsti dalle leggi UE. Inoltre, sul mercato verranno immessi prodotti a prezzi molto bassi che arrecheranno un danno alle piccole e medie imprese, che sono il centro di moltissime economie europee, in primis dell’Italia.

2) Riguardo l’aspetto finanziario, si rischia una seria compromissione della capacità dei governi di controllare le banche ed i mercati finanziari. Il potere bancario, forte di una presenza multinazionale, diventerà così rilevante tale da poter citare in giudizio i singoli stati.

3) L’istituzione del “dispute settlemetnt”. Si tratta di un sistema di “arbitrato”, una sorta di “tribunale privato” (con caratteristiche molto simili a quello presente nel World Trade Organization), che consente ad aziende di appellarsi contro gli stati in caso di una presunta o mancata applicazione del trattato o di una violazione di esso. Perché se è vero che il CETA all’interno delle sue premesse riconosce agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità, dall’altro lato le multinazionali interessate possono appellarsi per far valere il proprio diritto a commerciare il proprio prodotto o servizio appigliandosi a questo o quel cavillo per contrastare la legge nazionale e tutelare i propri profitti.

4) Ci saranno problemi di impatto ambientale: come segnala il The Guardian, un esempio può essere quello dell’importazione delle cosiddette “tar Sands” , ovvero delle sabbie bituminose che sono composte da petrolio, acqua e argilla. Citando il quotidiano britannico “si tratta di uno dei combustibili fossili più pericoloso per l’ambiente, la cui maggior parte delle estrazioni avvengono nella regione di Alberta, in Canada. In Europa ci sono pochissime estrazioni di questo materiale, ma le cose stanno cambiando. Quando l’Europa ha chiesto regole restrittive sull’importazione delle sabbie sul suo territorio, il Canada voleva utilizzare ciò per bloccare immediatamente i negoziati sul trattato”. Con l’approvazione del CETA anche in Europa potrebbe aumentare la disastrosa estrazione delle tar sands, con conseguenze gravissime riguardo il Cambiamento Climatico e l’innalzamento delle temperature mondiali, senza considerare i danni alle colture e alla salute dei prodotti agroalimentari dovuti all’introduzione di pesticidi e sostanze che attualmente non sono ammessi in territorio UE.

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